Il CANTO e la COGNIZIONE. Haruf e Gadda

La cognizione del dolore (d’ora in avanti Cognizione) di Carlo Emilio Gadda e Canto della pianura (d’ora in avanti Canto) di Kent Haruf non hanno sicuramente nulla in comune, se non il fatto di aver inaugurato questo nostro nuovo anno di letture. Li unisce questa cosa, ma solo per noi, sia chiaro. Proprio per questo ne vorrei parlare qui cercando un po’ di metterli insieme, in nome della loro abissale diversità. E unicità.

Cognizione è quello che la critica letteraria, in maniera unanime, definisce un (il?) capolavoro del Novecento italiano. Scritto tra il 1938 e il 1941 e apparso a puntate sulla rivista Letteratura, trova la sua prima pubblicazione quasi integrale nel 1963, poi nel 1970 con l’aggiunta di due capitoli. Il romanzo resta comunque, a detta dello stesso Gadda, incompiuto. Canto è il primo volume di una trilogia ambientata nell’immaginaria cittadina di Holt (Colorado), che, pubblicato in  Italia nel 2000, passò quasi completamente inosservato. Poi nel 2015 NN Editore ne pubblica la trilogia completa e scoppia un caso editoriale, un po’ come già accaduto con Stoner di John Williams pochi anni prima. E’ sempre abbastanza complicato riuscire a comprendere che cosa muove la fortuna di un romanzo e di uno scrittore, pare però certo che il passaparola abbia avuto in entrambi i casi un ruolo importante.

Torniamo alle nostre conversazioni. Cognizione, diciamolo subito, ha una prosa a dir poco elaborata, che lo rende faticosamente comprensibile, anche a chi lo ama tantissimo e se lo tiene stretto al petto per non farselo scappare via. Canto è una boccata d’aria fresca in un mattino d’estate e, nonostante le vicende narrate siano dure al limite del sopportabile, non ti lascia mai con l’amaro in bocca. Potere dello scrivere. Possiamo entrare nelle pagine di Haruf  completamente nudi, lasciandoci alle spalle tutto quello che abbiamo visto, sentito e letto, perché tutto ciò di cui abbiamo bisogno ce lo dà l’autore; al contrario non possiamo avvicinarci a Gadda se non abbiamo fatto prima i bagagli  e non ci abbiamo messo dentro una certa quantità di letteratura italiana, di storia del Novecento (soprattutto il Fascismo) e di sana satira europea (Folengo e Rabelais), pena la traversata del deserto. Non per tutti, certo.  Joyce Lussu, nella sua celebre conversazione con Silvia Ballestra, ci dice come in Occidente è “praticamente  impossibile ricominciare daccapo, e non c’è nessuno capace di scrivere un racconto o una poesia senza riferirsi a qualcosa di scritto prima. Hikmet (la cui opera Lussu ha tradotto in italiano) diceva giustamente che il vocabolario di un contadino analfabeta è sufficiente a dire tutto, anche a spiegare la filosofia o la storia”.  

Certo, per alcuni di noi, non era importante comprendere ogni riga di La cognizione, il significato di ogni singola parola, perché quello che contava era aver colto anche solo una parte infinitesimale (“piantare un seme”, dice un lettore) della storia di Gonzalo Pirobutirro , del suo dolore, del suo dramma umano profondissimo e anche della scrittura di un gigante come Gadda. Per qualcun altro però non è proprio così che funziona. Come si può amare un romanzo o semplicemente apprezzarlo se non si è compresa appieno la storia, nel senso proprio di capire cosa accade? Molto difficile, a meno che non ci si accontenti di una o due suggestioni: la prima conversazione tra Gonzalo e il dottor Felipe Higueróa  e soprattutto il capitolo dedicato alla madre di Gonzalo, la Signora, che vaga sola per casa e passa in rassegna ricordi dolorosi di una vita, primo fra tutti la morte in guerra dell’altro figlio.
Ecco dunque che Canto per qualcuno ha significato tornare a respirare a pieni polmoni, perché è una bella storia e di belle storie abbiamo bisogno. Ma ciò che ha colpito molti  è la “narrazione dei piccoli gesti” che contengono in sé tutta la forza e il senso più profondo delle storie. Si ha l’impressione, leggendo, che l’autore non ci stia raccontando niente di straordinario, ma, arrivati alla fine di ogni capitolo, la sensazione è  quella di avere tra le mani storie e personaggi di una potenza incredibile che ci conducono direttamente dentro il libro, seduti a cena a casa dei fratelli McPheron, con Ike e Bobby in giro per la città, al fianco di Victoria, per respirare un po’ del suo coraggio, unica risposta alla viltà della madre.

Per chi è digiuno sia di Gadda che di Haruf, vale la pena aggiungere che Cognizione è intimamente e indissolubilmente legato a Quel pasticciaccio brutto di via Merulana, nella poetica come pure nella genesi; allo stesso modo Canto è un tutt’uno con Crepuscolo, secondo volume della trilogia, che è “d’obbligo” leggere poiché è lì che i destini dei protagonisti di Canto si compiono.

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