L’AMANTE di Abraham Yehoshua

amanteHa uno sguardo gentile Abraham B. Yehoshua, a guardarlo nelle numerose foto che popolano la rete, e fa subito pensare ad un nonno mite e premuroso;  forse non si direbbe  che davanti ai suoi occhi siano passati “in diretta” ottantanni dell’eterno conflitto israelo-palestinese, con tutta l’ inevitabile portata di dolore e di disperazione,  di speranza e disillusione.  Un conflitto mai risolto, che dalle sue origini alla fine dell’Ottocento ha mutato la geo-politica del Medio Oriente, ma, soprattutto, è entrato nel DNA dei palestinesi e degli israeliani, condizionando in maniera definitiva le loro vite.
In Yehoshua, come nella totalità degli scrittori israeliani, la guerra è inevitabilmente dentro la scrittura, e lo è anche in L’amante, romanzo proposto da un nostro lettore per la molteplicità degli spunti che offre, aprendo alla possibilità di una discussione su più piani e su diversi temi. E così è stato, abbiamo avuto un confronto ampio, ricco di suggestioni e di intuizioni.

Veniamo dunque al romanzo. Nella Haifa del 1973,  l’autore apre il sipario sulle vite di Adam, ricco proprietario di una grande officina e “pater familias” della maggioranza dei personaggi,  della moglie Asia, “grigia” (come la definisce Adam) intellettuale appassita dal tempo e dalla noia, sulla figlia ribelle Dafi, sul suo giovane operaio arabo Na’im, e sull’ultracentenaria Vaduccia. E poi Gabriel, l’amante scomparso, presente perché assente, che lega in maniera sottile ma potente tutte queste vite, questi universi umani lontani eppure vicinissimi. Sullo sfondo, il conflitto, che però è ovunque ed entra nelle case, con la normalità che devasta e lascia indifferenti allo stesso tempo e “nascosto in bella vista” un bambino sordo che muore troppo presto attraversando la strada, il bambino di Adam e Asya. Questa in breve la storia e se è vero, come dice Yehoshua in una recente intervista, che “la letteratura permette di esprimere idee complesse, non come discorso filosofico, ma dando vita e voce a personaggi veri e narrando situazioni esistenziali”, L’amante  è un esempio magistrale di come attraverso i pensieri, i sogni, i desideri e le paure dei personaggi e dei loro destini venga a galla il grande tema del rapporto tra popoli diversi, tra israeliani e palestinesi nel caso specifico, e quello delle relazioni personali. La Storia del paese si mescola con le storie familiari, perché queste due cose sono inscindibili. Questo assunto appare chiaro a tutti noi fin dall’inizio: “da quando nell’ultima guerra ci hanno ucciso il professore di matematica e ci hanno fatto arrivare quel bamboccio dal Politecnico, io ho troncato i rapporti con quella materia”, dice Dafi, perchè la guerra è inevitabilmente entrata in classe.

a_yehoshua-447x297Dopo la morte del loro bambino, Adam e Asya cercano un equilibrio, nella felicità e nell’infelicità, e Gabriel, l’amante, si inserisce in questa ricerca offrendo ad Asya la possibilità di una riemersione dal torpore in cui è finita, e ad Adam di riscoprire la passione per il proprio lavoro quando Gabriel arriva con una vecchia Morris da sistemare. Gabriel è per entrambi il motore che rimette in moto le loro vite, sottolinea una nostra lettrice, ed è il motore di tutto il romanzo. Da tempo Adam e Asya vivono in uno stato di immobilità, non sono felici ma neanche disperati e vanno avanti così, giorno dopo giorno. Di Asya, in realtà veniamo a sapere molto poco, è misteriosa, è un personaggio “inespresso”, parla esclusivamente attraverso la lingua dei suoi particolarissimi sogni, a volte allegi ma a volte terribili, grazie ai quali vive in un mondo a parte; Asya è anche l’intellettuale contrapposta ad Adam, che è invece l’uomo del fare, del lavoro manuale ed entrambi sono due “pezzi” della società israeliana, fa notare una lettrice. Adam, sottolinea un altro lettore, è un personaggio vero, autentico, fa da padre a tutti ed è per tutti un punto di riferimento, anche nelle sue debolezze.

Attraverso la forma narrativa del punto di vista multiplo (ogni capitolo è raccontato da un personaggio diverso e situazioni identiche vengono filtrate da occhi diversi), Yehoshua disegna anche le storie di tutti gli altri, come Dafi e Na’im che man mano che la storia procede diventano sempre più protagonisti e Na’im, che se all’inizio del romanzo è un ragazzo, si ritrova poi uomo nelle pagine conclusive. Entrambi, diversamente dagli altri, sono ancorati alla realtà, Dafi nel suo mondo e in continuo conflitto con gli insegnanti, Na’im che, nel suo rapporto sia con Adam che con Dafi,  concretizza le reali difficoltà di comunicazione tra arabi ed ebrei, difficoltà fitte di pregiudizi e luoghi comuni. Perchè è prima di tutto nella quotidianità che viene fuori tutta la complessità del rapporto tra israeliani e palestinesi. Vaduccia è la nonna di Gabriel, che all’inizio della storia è in coma e di lei conosciamo i pensieri tradotti con una lingua e una sintassi apparentemente sconnesse ma piene di senso e di verità;  poi, dopo il risveglio, Valduccia torna ad avere l’energia, la vitalità e l’entusiasmo di una ragazzina. Per via dell’età, questa nonna del romanzo è l’autentica memoria storica del suo paese e del popolo ebraico e la sua storia è di sicuro la più irreale tra tutte quelle narrate.

Concordiamo nel dire che su tutta la storia lascia trasparire una profondità leggera, perché profondo è il tema della guerra e dei conflitti culturali, ma è leggera la scrittura di Yahoshua, è surreale e grottesca, ironica e a tratti divertente. E’ profondo il tema della morte che tutti, a modo loro, hanno vissuto, fa notare una lettrice, ma allo stesso tempo dopo la morte arriva la rinascita che in L’amante, tratteggia sempre la nostra lettrice, è data dall’eros,  forza primigenia che attraversa questo romanzo e che ad ogni passo lascia nuova vita e nuova energia. Un romanzo che trabocca amore, in Asya come in Adam, in Dafi come in Na’im, che parte come pura storia familiare, per spostarsi poi sul mondo onirico di Asya e infine diventare un’incredibile metafora della società e della storia israeliane, aggiunge un’altra lettrice.

Se lo stile polifonico privo di una voce narrante unitaria mette in evidenza la drammatica incomunicabilità che regna tra tutti i personaggi, fa notare un lettore, è anche vero che ci sembrano tutti personaggi molto positivi, che tentano di andare verso una possibilità di normalità in un luogo in guerra da sempre.

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