PREMIO CAMPIELLO. Anche noi nella giuria!

Arriva una telefonata dalla Segreteria del Premio Campiello e tutto ha inizio, con il coinvolgimento di cinque componenti del nostro Gruppo di lettura nella Giuria dei Trecento Lettori della 54/a edizione di uno dei premi letterari più prestigiosi dedicati alla narrativa italiana.

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E’ stata una bellissima avventura per noi, entrata nel vivo quando il 27 maggio la Giuria dei Letterati ha votato la cinquina finalista e ha “svelato” i titoli con cui poi avremmo trascorso buona parte dell’estate. Perchè questa per noi è stata l’estate del Campiello, al mare,  in montagna, nelle pause lavoro, in attesa di essere serviti al ristorante, al parco con i figli, in vacanza lavoro ad Oxford con gli studenti o nella pace dei boschi della Finlandia. Insomma nei luoghi più diversi ma sempre con in mano un “Campiello”, sempre con un occhio sui cinque romanzi che in questa edizione 2016 sono stati Le cose semplici di Luca Doninelli,   Il giardino delle mosche di Andrea tarabbia, La prima verità di Simona Vinci ,  Le regole del fuoco di Elisabetta Rasy e  Gli ultimi ragazzi del secolo di Alessandro Bertante. Abbiamo trascorso con loro molte ore, attenti a mantenere il segreto sulla nostra partecipazione alla Giuria, come vuole il regolamento del Premio, e soffrendo un po’ del fatto di non poterci confrontare con gli altri giurati, visto che nessuno di noi  sapeva chi fossero. All’inizio ci siamo concentrati sulla lettura e sulle storie di  Angela, Maria Rosa, Andrej, Alessandro, Dodò e Chantal, i protagonisti di questi cinque romanzi; ci siamo emozionati, annoiati e persi, abbiamo provato fastidio per alcuni e brividi per altri. Poi abbiamo sentito la responsabilità del voto, chi convinto fin da subito di quale romanzo avrebbe votato chi invece ha meditato di più, perché più storie lo hanno coinvolto e appassionato. Finalmente dopo il voto ci siamo rilassati, ma solo per poco, fino a quando non è arrivata l’ansia dell’ attesa di conoscere il vincitore.

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Con la complicità della Biblioteca che ci ha “selezionati”  ci siamo incontrati il 10 settembre scorso per la cerimonia della Premiazione Finale, tutti e cinque, ed è stata una serata indimenticabile, avevamo tante cose da di dirci, avevamo decine di pagine di appunti nella mente accumulati nel corso dell’estate. Ma soprattutto è successa una cosa inaspettata: abbiamo tirato fuori dalla borse il nostro “vincitore”, lo abbiamo sistemato su un tavolo accanto al nostro nome e, magia, ci siamo accorti che avevamo votato tutti per lo stesso romanzo, Il giardino delle mosche di Andrea Tarabbia.  Il racconto del male dal punto di vista del male, un romanzo disturbante, un capolavoro assoluto che ci ha cambiati, in altre parole il nostro personale vincitore della 54/a edizione del Premio Campiello. Ne parleremo ancora in questo blog.

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Informazioni su Gruppo di lettura - Pesaro

Gruppo di lettura della Biblioteca San Giovanni di Pesaro
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3 risposte a PREMIO CAMPIELLO. Anche noi nella giuria!

  1. paola quarteroni ha detto:

    Complimenti vivissimi a tutti voi giurati. Vi penso spesso. Un abbraccio. PaolaQ

  2. Grazie, Paola. Ti consigliamo di leggere Il giardino delle mosche. E’ un capolavoro!!!!

  3. Francesco ha detto:

    ACROSTICO PER PARAGRAFI

    Che esperienza unica, questa “missione Campiello”, in tutti i sensi! Unica anche perché “è possibile far parte della Giuria dei Trecento Lettori una sola volta nella vita”, come recita l’art.3 del Regolamento del concorso, e la solennità e l’ineluttabilità di questo principio non hanno fatto che amplificare l’importanza della responsabilità che mi veniva affidata. La mia lettura critica dei cinque libri finalisti e il mio voto avrebbero avuto il loro piccolo grande peso nell’assegnazione del premio Campiello del 2016, il prestigioso riconoscimento letterario già assegnato a Levi, Bassani, Arpino, Bufalino, Tabucchi, Pontiggia e tutti gli altri.

    Appena superata l’ebbrezza iniziale per il ruolo di cui ero stato investito e smorzata l’immaginazione in cui, come Charlie Chaplin nel Grande dittatore, mi vedevo estasiato sollevare un enorme libro fluttuante fascettato Campiello sulle note del Lohengrin, ho atteso con ansia l’annunciazione dei cinque libri finalisti e quindi con trepidazione, serietà e passione mi sono dedicato alla loro lettura.

    Mantenere l’anonimato: ecco un’altra prescrizione del regolamento. Tranne nei confronti di pochi fidati in famiglia e Camilla, la grossa gatta del vicino che spesso viene a trovarci e che ha mostrato un certo interesse letterario in questi ultimi mesi facendo le fusa o scuotendo nervosamente la coda a seconda del libro che tenevo in mano, ho dovuto mantenere il più assoluto riserbo sulla mia nomina. Scartata l’idea di adottare improbabili espedienti, come il ricorso a barba e baffi posticci o l’impermeabile da agente segreto per non farmi riconoscere mentre ero intento nella lettura dei cinque finalisti, mi sono limitato più sobriamente a non divulgare la cosa. In alcuni casi in cui mi sono trovato a leggere in luoghi pubblici, ho persino foderato la copertina del libro con un foglio di un quotidiano (destando probabilmente maggiore curiosità e ottenendo dunque l’effetto opposto!).

    Per immergermi nell’atmosfera e nel periodo storico descritti, ho scelto di leggere “Le regole del fuoco” di Elisabetta Rasy, una storia ambientata ai tempi della Grande Guerra, durante una mia escursione di alcuni giorni sul Monte Pasubio nelle Prealpi vicentine, nei luoghi che furono teatro di cruente battaglie tra l’esercito italiano e quello austriaco durante la prima guerra mondiale. Così, la sera, dopo estenuanti ma stupende camminate sui sentieri del Pasubio, la Cima Palon, il Dente italiano, il Monte Maio, dopo aver superato l’ultima delle 52 gallerie scavate dagli alpini fino all’attuale rifugio Achille Papa, armato di libro a quota 2000 m ho letto pagine di storia, feriti e mutilati di guerra, disfatte, Caporetto e via dicendo lassù, tra quei luoghi, dove ogni sasso, ogni cima, ogni sentiero trasuda ancora la sofferenza di migliaia di giovani ragazzi mandati a combattere e a morire.

    I romanzi degli altri autori li ho invece letti in circostanze varie: al bar, al parco, prima di andare a dormire, senza andare a dormire, mentre dormivo (?), durante sedute in bagno insolitamente lunghe… Attesa dal dentista? Fila alla posta? Benissimo, quale migliore occasione per finire quel tal capitolo o quella parte lasciata in sospeso?

    E che dire degli incontri estivi con gli autori organizzati dalla Fondazione in varie località italiane? Dopo aver scelto l’incontro programmato a Montefalco e aver prenotato un agriturismo tra le ridenti colline umbre, con l’intento di osservare i cinque finalisti in carne e ossa, ascoltarne la voce, cogliere qualche segnale o un riscontro della loro personalità nella scrittura, ho scoperto più o meno all’ultimo minuto che l’evento era stato spostato a Gubbio! Mi ci sono volute diverse bottiglie di buon Sagrantino per placare l’arrabbiatura!

    Luca Doninelli, Elisabetta Rasy, Alessandro Bertante, Simona Vinci, Andrea Tarabbia: è stata questa la mia sequenza di lettura, un ordine in parte casuale perché è un caso che abbia letto Il giardino delle mosche (mia preferenza) di Tarabbia per ultimo e in parte no perché ho voluto leggere il romanzo della Rasy durante la mia escursione alpina e per il fatto che ho deciso di alternare uno scrittore a una scrittrice.

    La meraviglia nello scoprire che noi giurati della Biblioteca San Giovanni avevamo scelto tutti lo stesso libro è stata indescrivibile. Averci puntato dei soldi in una sala scommesse… avremmo raccolto un bel gruzzolo! Da devolvere naturalmente alla Biblioteca San Giovanni, si capisce!! La cinquina è giunta inaspettata, anche se in seguito ci siamo detti che, conoscendoci, la nostra scelta era in un certo senso prevedibile, segno di una formidabile sintonia intellettuale – confortante o inquietante, a seconda dei punti di vista. In ogni caso, è stata la classica ciliegina sulla torta che ha reso ancora più speciale l’esperienza.

    Ora questa avventura letteraria appena conclusa già mi manca: le 1956 pagine totali lette, l’atmosfera da missione segreta – mancava solo che con Loredana concordassimo un segno di riconoscimento, una parola d’ordine tipo “birra e salcicce” di Totò con relativo ammiccamento -, la necessità di mantenere l’anonimato senza però vedere l’ora di raccontarlo a tutti, l’emozionante curiosità di iniziare il libro successivo, la voglia di commentare le letture con tutti, la curiosità di conoscere le preferenze degli altri quattro della banda e, naturalmente, l’attesa del fatidico giorno della premiazione… Per questa vita è fatta!

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