IL PAESE DELLE NEVI di Yasunari Kawabata

paese neviLa prossima settimana il nostro gruppo di lettura torna a riunirsi dopo una breve pausa estiva e lo fa all’insegna di John Cheever e del suo romanzo breve Sembrava il paradiso. Nel frattempo però torniamo a dove eravamo rimasti, ovvero alla nostra ultima lettura,  Il paese delle nevi di Yasunari Kawabata. Dopo La maschera di Mishima e Kafla sulla spiaggia di Murakami, siamo al terzo incontro con la narrativa giapponese del Novecento e una cosa ci sembra molto chiara, ovvero che il panorama letterario nipponico è infinitamente vario e caratterizzato da un immaginario  non sempre immediato agli occhi di un lettore occidentale. Ma forse è proprio questo il suo fascino. Non a caso tutta la poetica di Kawabata è costruita sulla volontà dell’autore di preservare l’identità culturale del Giappone, soprattutto attraverso la conservazione dell’ideale di bellezza, che lo scrittore mira a diffondere in occidente, in particolare dalla fine degli anni Quaranta, attraverso il Pen Club, come reazione alle immagini di distruzione del secondo conflitto mondiale.

La scrittura di Il paese delle nevi inizia nel 1934 e viene completata con la pubblicazione del romanzo solo nel 1948, dopo una serie , di correzioni e riscritture e racconta del soggiorno di Shimamura, ricco esteta di Tokyo amante della cultura e del vizio, nel modesto centro termale del Paese delle Nevi, immerso in un ambiente naturale puro e irreale, una sorta di paradiso terrestre. Durante il soggiorno Shimamura vive una storia d’amore  con Komako, una geisha del piccolo borgo, una geisha di montagna, ben diversa da quelle di Tokyo, una ragazza che nel paese veste con “Pantaloni da montagna” e che di sera presta servizio negli alberghi. Nell’incontro tra Shimamura e Komaco, distaccato lui, più intensa e profonda lei nella totale dedizione all’amato amato,  Kawabata descrive, con uno stile elegante, lineare e apparentemente semplice, la complessità delle relazioni e le loro incertezze, il desiderio mai appagato, le emozioni sospese e sempre sfuggevoli, che svaniscono non appena vengono percepite.

yasunari_kawabata_c1932La scena di apertura del romanzo lascia molti di noi senza fiato per la bravura di Kawabata, per la raffinatezza della  scrittura:  Shimamura, il protagonista, è in viaggio in treno verso il paese delle nevi. Davanti a lui, nello scompartimento, una ragazza assiste un uomo  molto malato e Shimamura, probabilmente per non farsi coinvolgere, segue la scena attraverso il riflesso del vetro del finestrino. Per rimanere al di fuori e osservare dall’esterno, caratteristica questa che ritroveremo sempre in Shimamura fino alla fine del romanzo, come a dire che tra la realtà e il suo riflesso, Shimamura sceglierà sempre il riflesso, evitando di farsi coinvolgere dalle situazioni (e dalle persone) che lo circondano. Il lettore è in un certo senso messo in guardia.

Al di là di questa immagine iniziale, il nostro entusiasmo per Il paese delle nevi è stato molto misurato, nonostante ci siamo trovati di fronte al romanzo che ha valso a Kawabata il Premio Nobel per la letteratura nel 1968. L’universo delle geishe, figure fondamentali nella cultura giapponese, è ciò che più ci ha colpito e interessato, anche se Komaco, personaggio per il quale Kawabata trae ispirazione da una donna a cui è stato legato sentimentalmente, in qualche modo sembra tradire la figura tradizionale della geisha, che è un’artista e un’intrattenitrice con abilità nella danza, nella musica e nel canto. Komaco, sottolinea una lettrice, tradisce la sua funzione, ovvero l’aspirazione alla purezza e alla spiritualità. Ma siccome la cultura giapponese, come si diceva all’inizio, è un mistero per molti occidentali, nelle nostre ricerche pre e post lettura siamo venuti a conoscenza dell’esistenza della cosiddetta onsen geisha, la “geisha delle terme” che, come Komaco, lavora negli stabilimenti termali del Giappone, e si esibisce per pubblici molto vasti e per questo viene considerata dai giapponesi alla stregua delle prostitute. Komaco rappresenta il mondo delle onsen geishe, con comportamenti poco raffinati, come ad esempio l’ubriacarsi. Ma Shimamura fugge dalla città, fugge dalla famiglia e cerca ristoro e sollievo proprio in una località lontana e diversa da Tokyo, perché ha bisogno di vivere esperienze diverse, sottolinea un lettore,  anche se poi della vita di Shimamura l’autore non disvela molto all’infuori dei suoi interessi estetici.

Una narrazione interessante, ma non entusiasmante, una lettura facile da dimenticare per una lettrice, ad eccezione della parte iniziale profondamente poetica, un libro “vuoto” fa eco un’altra lettrice; un romanzo inafferrabile, nel senso negativo del termine, dove manca approfondimento psicologico, sintetizza una lettrice, e ciò che rimane è la malinconia e la tristezza che il Giappone è capace di trasmetterle ogni volta; una storia rumorosa e confusionaria, dove il silenzio capace di parlare tipico di altre opere di Kawabata non c’è, e dove invece trova spazio il voyeurismo.

filmMa come spesso accade nei nostri incontri, c’è anche questa volta una voce nettamente fuori dal coro. Quella di un lettore che ha trovato Il paese delle nevi emozionante, una scoperta, ma del quale è possibile cogliere per noi solo ciò che è in superficie. Un romanzo che gioca sul non detto e sul non fatto, sulla continua allusione e sul desiderio amoroso che non trova mai appagamento, dove tutto ciò che riguarda la natura umana sfugge e svanisce tra le pagine. Un romanzo che ruota tutto intorno a ciò che è implicito, che crea anche una forma di tensione, man mano che ci si avvicina al finale. Ma se da una parte la storia non è completamente rivelata ma soltanto evocata,  dall’altra c’è invece il paesaggio naturale, grande protagonista di Il paese delle nevi, sfondo “in primo piano” della storia, uno spazio per niente sfuggente, anzi ben definito, forte e presente, aggiunge una lettrice, bellissimo e luogo del riscatto da ogni bruttezza umana.

Nota: la foto in basso ritrae una scena del film tratto dal romanzo, uscito in Giappone ma, sembra, mai arrivato in Occidente.

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Gruppo di lettura della Biblioteca San Giovanni di Pesaro
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