Boualem Sansal

Boualem Sansal è originario di Theniet El Had, un piccolo villaggio sulle montagne dell’Ouarsenis, in Algeria, dov’è nato nel 1949. Ha cominciato a lavorare come insegnante per poi diventare alto funzionario del Ministero dell’Industria del suo paese, carica dalla quale è stato “sollevato” nel 2003 a causa delle critiche che ha espresso nei confronti del governo in carica. L’assassinio del Presidente Boudiaf (nel 1992), la morte di un amico e le persecuzioni che ha generato la guerra civile lo hanno spinto a scrivere sulla condizione del suo Paese, rendendolo di fatto un esiliato in patria. Persino la moglie,  docente, ha perso il lavoro; il fratello, proprietario di una piccola attività commerciale, è stato costretto a chiudere.

Questo “cambiamento di rotta” gli ha permesso di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Sansal aveva già fatto parlare di sé nel 1999 con il primo romanzo, Le Serment des barbares (Il giuramento dei Barbari, edito da Gallimard, doppiamente premiato con il Prix des Tropiques e il Prix du Premier Roman, riconoscimento francese dedicato alle migliori opere prime) al quale sono seguiti due saggi (tra i quali un pamphlet censurato in Algeria), numerosi racconti brevi e altri quattro romanzi per le edizioni Gallimard: L’Enfant fou de l’arbre creux nel 2000, Dis-moi le paradis nel 2003, Harraga nel 2005, Le village de l’Allemand ou le journal des frères Schiller nel 2008, pluripremiato, ma sottoposto a censura in Algeria, che è il suo primo romanzo pubblicato in Italia (Il villaggio del tedesco, Einaudi, 2009). L’ultima sua fatica è il racconto personalissimo Rue Darwin, “un appello dell’aldilà” come lo definisce lo stesso Sansal.

Nel 2011 l’Associazione Librai tedeschi gli ha assegnato il Premio per la Pace. Il prestigioso riconoscimento, destinato alla personalità che si sia distinta “nella sua attività letteraria, scientifica o artistica, ed abbia contribuito in maniera significativa all’affermazione delle idee pacifiste”, gli è stato ufficialmente conferito in occasione dell’edizione 2011 della Fiera del Libro di Francoforte, presso la chiesa di Saint-Paul (nella città diFrancfort-sur-le-Main). L’onorificenza, creata nel 1950 e ricevuta nel 2009 dallo scrittore e germanista italiano Claudio Magris, si accompagna a una “dote” di 25.000 euro, ed ha già premiato geni di fama internazionale del calibro di Amos Oz e Mario Vargas Llosa.

Nonostante la sua condizione di esiliato in patria Sansal non vuole saperne di lasciare l’Algeria: «Voglio aiutare a preparare la riconquista della democrazia dopo tanti anni di menzogne. Ai giovani viene insegnata una storia ufficiale totalmente falsa. E in più pesa su di loro il pericolo della propaganda fanatica dell’islamismo estremista».

Ha sempre preferito scrivere i suoi libri in lingua francese e da sempre non accetta l’arabizzazione del paese. Ne Il villaggio del tedesco, ha introdotto un paragone tra l’islamismo jihadista e il nazismo. «Studiando il Terzo Reich, ho visto che là c’erano gli stessi ingredienti che ritrovo nel mio Paese e negli altri regimi arabi. E sono: partito unico, militarizzazione del Paese, lavaggio del cervello, falsificazione della storia, affermazione dell’esistenza di un complotto (i principali colpevoli sono Israele e l’America), glorificazione dei martiri e della guida suprema del Paese, onnipresenza della polizia, grandi raduni di massa, progetti faraonici di opere pubbliche (come la terza moschea più grande del mondo costruita dal presidente Bouteflika). Solo quando gli algerini, i tunisini, gli egiziani, i libici si saranno liberati da questo castello di menzogne, solo allora potrà cominciare la Primavera araba. Per questo rimango in Algeria».

«La Primavera araba non è ancora cominciata. I grandi problemi sono ancora irrisolti. E non si tratta solo dei dittatori, che naturalmente debbono scomparire. No, c’è la questione della cultura e quella dell’islamismo».

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IL VILLAGGIO DEL TEDESCO di Boualem Sansal

Il prossimo incontro del gruppo di lettura si terrà giovedì 23 febbraio (e non martedì 21 come era stato in un primo momento stabilito), sempre alle ore 19.00.

Oggetto di discussione sarà il libro Il villaggio del tedesco dello scrittore algerino Boualem Sansal. Un romanzo che, tra finzione e verità storica, lega il nazismo all’estremismo islamico. Il libro si avvale di una costruzione complessa e affascinante: intreccia sapientemente i diari di due fratelli, di padre tedesco e madre algerina ma residenti in Francia, la cui vita viene sconvolta un giorno del 1994, quando apprendono la morte dei genitori sgozzati nel sonno insieme a buona parte degli abitanti di uno sperduto villaggio algerino. Da quel momento, Rachel (Rachid-Helmut), scoprendo che il padre era un ex criminale di guerra nazista approdato in Algeria per appoggiare la guerra di liberazione degli anni ’60, è costretto a confrontarsi con il passato e a rielaborare la propria vita, mentre il fratello minore scoprirà i fatti solo più tardi, proprio dal diario lasciato da Rachel dopo il suicidio.
Così Rachel decide di ripercorrere quello «spaventoso itinerario» per «sondare la più grande tragedia del mondo» e saldare personalmente il conto lasciato in sospeso dal genitore. Intanto Malrich seguirà le tracce del fratello, immerso nella sofferenza e «solo come nessun altro al mondo», e scriverà a sua volta un diario che sarà pubblicato, anche in omaggio a Primo Levi, spesso citato, «perché la verità è la verità..».

“Siamo responsabili delle colpe dei nostri padri, delle colpe dei nostri fratelli e dei nostri figli?”. È questa la domanda intorno a cui ruota Il villaggio del tedesco, e attorno a cui, siamo sicuri, ci si accalorerà durante l’incontro.

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Tra un libro e l’altro: IL PROFESSIONISTA di John Grisham

post di Paolo Peverelli

Divertentissimo l’incontro, raccontato dal grande Grisham in modo serissimo, tra uno yankee sbruffone, provinciale come solo gli americani sanno essere (della serie io conosco solo il Texas, il resto conta poco), con la miglior provincia italiana, a reggilo Emilia.

Guidare un’auto (ma perché sono cosi piccole, e cosa e’ questa leva qui in mezzo? Cambio, ma non e’ automatico? ….e giù grattate) e, soprattutto, mangiare….. Stava per alzarsi, sazio, dopo l’antipasto…. E quando poi impara a mangiare da cristiano…. E torna alle schifezze USA, ahi ahi ahi…

Interessantissimo vedere l’Italia con gli occhi di un ingenuo americano.

Impagabile la sua reazione e le sue osservazioni, che possiamo capire solo per aver visto gli usa attraverso film e polizieschi vari.

E, infine, l’amaro in bocca di scoprire che conosciamo meglio Manhattan che Reggio Emilia…..

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AMORE. La discussione del gruppo

Non è stato semplice seguire il filo della storia, entrare nelle vite dei numerosi personaggi e districare la matassa delle loro relazioni, orientarsi sui diversi piani temporali attraverso cui Morrison costruisce l’intera narrazione di Amore. Molti di noi hanno avuto autentici momenti di crisi nel corso della lettura, per la difficoltà legata all’assenza di una trama lineare classica, per l’apparente sovrapposizione degli eventi, dentro ai quali, in un modo o nell’altro, qualcuno si è irrimediabilmente perso.

C’è chi sottolinea una voluta artificiosità linguistica e letteraria, una complessità per certi versi non necessaria, come fine a se stessa. In realtà, una lettrice che si è cimentata in altri testi di Morrison in lingua originale,  sottolinea che l’autrice usa spesso il linguaggio tipico degli afroamericani e quindi ci sarebbe da interrogarsi anche sulla traduzione, su quanto, probabilmente molto, sia andato perso.
Nonostante la complessità, arrivati alla fine, per più lettori prevale però la tentazione e il desiderio di ricominciare daccapo e recuperare ciò che si è perso nella prima lettura quando si era alla ricerca di un plot chiaro e lineare.

L’autrice non spiega, non chiarisce, semplicemente racconta, come se il destinatario del romanzo fosse dentro la storia, dentro il mondo che lei narra. Come ci chiarisce una lettrice nell’introduzione della discussione, Morrison scrive del suo popolo, dei neri e delle loro origini, poiché ciò che conta per lei, donna e di colore, è fare emergere l’identità collettiva e  individuale del suo popolo, attraverso la riappropriazione della sua Storia. Per questo gli afroamericani oltre ad essere i protagonisti dei suoi romanzi ne sono anche i destinatari principali. Da qui la difficoltà di noi lettori che siamo lontani da quell’universo di cogliere sfumature sostanziali. A dire il vero in più punti del romanzo ci siamo resi conti di aver compreso cose differenti, come, ad esempio, se Junior fosse o meno la figlia di Mr. Cosey o se alla fine del romanzo sarà Heed o Christine a morire.

Ma poi ci siamo lasciati alle spalle questi ostacoli per concentrarci sul potere di Amore, sulla sua capacità di intrigare e affascinare.
Ci siamo interrogati sul titolo che in generale è sembrato fuorviante e anche provocatorio. Una lettrice suggerisce che sembra più un libro sull’odio che non sull’amore, aggiungendo però che l’amore di cui parla Morrison è quello che si può intravedere tra Heed e Christine. Sottilmente descritto ma carico di una incredibile intensità, si tratta di un sentimento forte, di una passione straordinaria che le ha unite fin dall’infanzia e la cui forza ha generato poi un odio altrettanto intenso oltre che distruttivo. Citiamo alcune righe del romanzo:
“E’ così che accade quando i bambini si invaghiscono tra loro. In questo modo, senza presentazioni. […] Se i bambini s’incontrano prima si sapere di che sesso sono, o di sapere quale dei due è affamato e quale è ben nutrito, prima che sappiano distinguere un colore dall’altro, i parenti dagli estranei, trovano una combinazione di resa e ammutinamento di cui non potranno più fare a meno. E’ questo che avevano trovato Heed e Christine.
Sono in pochi ad aver provato una passione così intensa.”

Qualcuno sottolinea anche la sensazione di vergogna che ha unito Heed e Christine: “Nemmeno in idagay erano mai riuscite a condividere la vergogna. Ciascuna delle due pensava che il marcio fosse solo dalla sua parte. Ora, sedute per terra a sfidare il tradimento del corpo, con tutto o niente da perdere, lasciano che il fraseggio le riporti ancora una volta a un tempo in cui l’innocenza non esisteva perché nessuno ancora aveva inventato l’inferno.”

C’è chi torna con la mente ai romanzi di Garcia Marquez per la presenza di un’atmosfera magica e di riferimenti alla stregoneria; c’è chi confessa di essere riuscita a leggerlo solo dopo aver sognato di essere all’interno del romanzo, in quel mondo lontano ed estraneo a contatto con i personaggi e le loro vite e solo in quel momento si è resa conto che Amore andava letto senza porsi domande, ma lasciandosi trasportare dalle parole.

Per qualcuno rimane la sensazione di aver conosciuto un universo e i personaggi che lo abitano, di aver respirato un’atmosfera che è quella di una piccola comunità nera a cavallo tra la prima e la seconda metà del Novecento in un paesino degli Stati Uniti, con tutto quello che essere neri lì e in quel tempo voleva dire.

Nella parte finale della discussione, abbiamo apparentemente abbandonato Amore e  ci siamo addentrati a ruota libera nel labirinto della storia, che più volte e in più luoghi ha visto popoli ed etnie contrapporsi in nome del colore della pelle e della religione.

E’ stato un incontro carico di stimoli e di interpretazioni diverse e una lettrice che aveva abbandonato il libro dopo la prima pagina, ha trovato in alcune frasi ed impressioni la spinta a riprendere la lettura. Le chiederemo com’è andata.

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Toni Morrison

Per Toni Morrison il piacere di raccontare storie viene da lontano, dall’infanzia, da quando la nonna le chiedeva di descriverle i sogni per tradurli in numeri e lei, insieme alla sorella, per farle piacere, inventava sogni straordinari, storie avventurose di draghi e di intrighi amorosi.

Assomiglia a una cantante di gospel, Toni Morrison. Forza, carisma e potenza. Ha la voce profonda, bassa, fa risuonare ogni frase, staccando le parole come se leggesse un testo. Non perché ami ascoltarsi, ma perché ama le parole. Ama il linguaggio. Le trecce sono spesse come corde che incorniciano uno  sguardo insieme benevolo e perforante.

Chloe Anthony Wofford-questo il suo nome d’origine- nasce nel 1931 a Lorain (Ohio) da una famiglia nera della classe operaia dell’Alabama, seconda di quattro fratelli. Wofford è il nome del proprietario della piantagione che un tempo era anche proprietario della sua famiglia, nome che Morrison in età adulta deciderà di abbandonare definitivamente, mantenendo il cognome del marito Harold, anche dopo il divorzio.

Compie gli studi umanistici alla Howard University, dove si laurea nel 1953 in Letteratura inglese, e alla Cornell University, ai quali farà seguito una carriera accademica all’università del sud del Texas, presso la Howard University, dove avrà tra i suoi studenti Stokely Carmichael, e nel 1989  presso l’Università di Princeton.

Diventa editor alla Random House. Milita nei movimenti che si battono per l’ottenimento dei diritti civili, frequenta i circoli politici più radicali, dove intervengono spesso Angela Davis, Andrew Young, il futuro sindaco di Atlanta, una figura molto vicina a Martin Luther King e Stokely Carmichael, uno dei fondatori delle Black Panthers.

La sua carriera di scrittrice è lunga ma ottiene il Premio Nobel della letteratura nel 1993 dopo solo sette libri, l’ottava donna dal 1901, la prima afroamericana, il cui merito è stato quello di aver “reso nelle sue descrizioni l’universo reale o immaginario del popolo nero americano (…), per aver restituito pezzo per pezzo agli afro-americani la loro storia”, come ha dichiarato l’Accademia.

Il tema fondamentale dei romanzi di Morrison è la perdita d’identità dei neri in quei momenti della storia americana in cui essi hanno subito la maggiore minaccia, perché, come sottolinea l’autrice “per volerci bene avevamo bisogno di riappropriarci del nostro passato, delle nostre radici”. Questa ricerca e riappropriazione sono alla base di tutta la sua opera, da L’occhio più azzurro (1970) a Canto di Salomone (National Books Critics Award 1977), da Amatissima (1987, premio Pulitzer 1988), a Love (2003), solo per citare i romanzi più significativi.

L’occhio più azzurro viene pubblicato nel ’70. A quei tempi gli scrittori neri noti, come Richard Wright, descrivevano la durezza della vita nei ghetti, il razzismo quotidiano, la violenza cronica fra le bande, la comparsa delle droghe pesanti che decimavano la gioventù nera. Morrison invece racconta il mondo magico dei sogni di una bambina nera di 11 anni che sogna di avere gli occhi blu cobalto come quelli delle bambine bianche.

Il canto di Salomone racconta le vicende di un ragazzo nero che parte da Detroit, dove vigevano i diritti civili, alla ricerca del suo passato generazionale e razziale, conservato in un antico canto di schiavi. Si mette alla ricerca del testo originale e intraprende una sorta di caccia al tesoro, che rappresenta anche una ricerca spirituale.

Nel 1987 Morrison pubblica quello che in molti considerano il suo capolavoro: Amatissima. Un romanzo dove il lettore rivive l’orrore della schiavitù, con una straordinaria emozione, quasi carnale, attraverso gli occhi consumati e i sentimenti violenti dei personaggi, quando i bambini di 10 anni frustavano per gioco i vecchi domestici, quando i padroni insegnavano ai figli a riconoscere i segni in base ai quali era possibile cogliere la somiglianza fra i neri e le scimmie. Nel 1992, Toni Morrison continua la sua opera di dissepoltura dell’umanità nera con Jazz, sorta di poliziesco shakesperiano sull’epopea del jazz negli anni Venti, composto come un brano musicale.

Politicamente schierata con il Partito Democratico, ha assunto posizioni molto dure contro l’amministrazione Bush, contro la guerra in Iraq, e contro quel potere Repubblicano che all’indomani dell’11 settembre non ha riflettuto sulla politica americana, non ha cercato di capire, ma ha solo ripetuto che la vita doveva andare avanti come se niente fosse stato e che era necessario evitare il crack economico, tornare a fare shopping. “Niente di più osceno” commenterà Morrison.

Insieme ad Alice Walker,  è considerata tra i massimi rappresentanti della narrativa afroamericana degli ultimi cinquant’anni, colei che, nelle parole del suo grande amico Salman Rushdie, “ha portato l’Africa nella letteratura americana”.

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AMORE di Toni Morrison

Amore, della scrittrice afro-americana Toni Morrison, è il romanzo scelto dal gruppo per il prossimo incontro. Ambientata tra gli anni quaranta e gli anni settanta del Novecento, è la storia del rapporto di odio e amore tra Heed e Christine, dall’infanzia all’età adulta, fino alla vecchiaia. Intorno a loro si muovono numerosi altri personaggi che danno vita ad una narrazione polifonica e complessa, mentre sullo sfondo fanno la loro comparsa le prime manifestazioni per i diritti civili.

L’appuntamento è per il 19 gennaio alle ore 19.00.

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Tra un libro e l’altro: MI FIDO DI TE di Massimo Carlotto

Post di Paolo Peverelli

Gigi è l’elegante, affascinante padrone del ristorante per gourmet Chez Momò, a Cagliari. Al riparo di piatti salutisti e raffinati, guadagna soldi riciclando e smistando partite di cibo avariati in ogni angolo del pianeta. Cibo che va nei discount, dove è costretto a fare la spesa chi non può andare tanto per il sottile. O nelle mense dei poveri. Tutto va bene nella sua vita infame, fino a che qualcosa non si blocca nell’ingranaggio. Qualcosa che è legato al passato di traditore di Gigi. E inizia una discesa nell’abisso, senza nessuna esclusione di colpi.

RECENSIONE

E’ un mondo che abbiamo sotto gli occhi ma non vediamo.

Le adulterazioni alimentari e di farmaci sono un mondo in mano alla peggiore mala, italiana e straniera . Che vive con i nostri soldi e con la nostra salute.

Ed è bene che impariamo a vederla.

Cruda, la storia, ma molto verosimile.

Attenti a noi!!!

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